Concessioni demaniali e turismo italiano a rischio?
Se ne parla da molto tempo, ma le notizie degli ultimi giorni hanno contribuito ad alimentare la preoccupazione di chi lavora sulle spiagge italiane. In realtà sul tema girano errori, falsi miti, addirittura vere e proprie mistificazioni che non aiutano ad affrontare la questione con chiarezza.
In 5 punti, cercherò di rendere chiaro e semplice quello che sembra (ed è) complicato.
(Qualcuno si chiederà se sono davvero affidabile. Come molti che scrivono sul web, potrei essere inaffidabile o vendervi false informazioni. Abbiate fiducia, so di cosa parlo: sono concessionario del demanio da oltre dieci anni e nel 2011 ho discusso la mia tesi di laurea proprio sulle concessioni)
1) DIRETTIVA BOLKESTEIN
Nel 2003 l'Unione Europea adotta la direttiva 123/2006 sui servizi del mercato interno, la cosiddetta "Direttiva Bolkestein" dal nome del commissario che ne ha seguito l'approvazione. Al tempo ci fu una forte polemica da parte di chi temeva che la liberalizzazione dei servizi producesse gravi ripercussioni economiche nei paesi europei: celebre fu lo spauracchio francese del famoso "idraulico polacco". Nessuno però pensava, o poteva immaginare, che la nuova normativa coinvolgesse anche le spiagge.
In breve: la Bolkestein si applica alle concessioni di terreni demaniali marittimi (stabilimenti, chioschi, bar, ristoranti e altre attività) in virtù dell'art. 12 il quale prevede che in caso di autorizzazioni (o altri titoli) il cui numero sia "limitato per via della scarsità delle risorse naturali" sia necessario un confronto tra i diversi candidati che sia imparziale e non preveda preferenze per alcuno. Sarebbe questo il caso delle concessioni in spiaggia che, più generalmente, violerebbero l'art. 49 del Trattato UE che sancisce il divieto di discrimanazione all'interno dello spazio europeo.
La Commissione europea ha così aperto la procedura di infrazione 2008/4908 contestando nello specifico la normativa regionale del Friuli Venezia Giulia la quale, rifacendosi al Codice della Navigazione e al Decreto Legge 400/1993, prevedeva il diritto di insistenza ed il rinnovo automatico a favore del concessionario uscente.
Secondo la Comissione europea, nell'assegnare le concessioni sia nel caso di nuove aree che nel caso di aree già assegnate, lo Stato Italiano dovrebbe organizzare delle gare pubbliche, trasparenti, imparziali che mettano tutti i richiedenti nelle uguali condizioni, senza in nessuna maniera privilegiare chi è concessionario uscente.
2) LE PROROGHE
Prima le regioni costiere in ordine sparso e successivamente lo Stato italiano sono intervenute, consapevoli dell'impossibilità di organizzare da un momento all'altro le gare ad evidenza pubblica per il rinnovo delle concessioni, hanno deciso di intervenire con una proroga delle concessioni in scadenza, in attesa di dettare le regole per le aste. Si è quindi concessa un rinnovo al 31 dicembre 2015, attraverso il Milleproroghe del 2009. Successivamente è intervenuta la proroga attualmente in essere e in giudizio alla Corte di giustizia europea, al 31 dicembre 2020.
Nel frattempo il Parlamento aveva stabilito di dare mandato al Governo di emanare un decreto che contenesse i criteri delle future aste pubbliche. Come spesso succede in Italia, i termini e le scadenze che la politica si da, cadono nel nulla e non segue nessun atto concreto. Ad oggi, non c'è notizia del decreto in questione.
3) IL GIUDIZIO DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA
Altra situazione tipicamente italiana: la proroga al 2020 non è concordata con la Commissione europea e questo alimenta fin dall'inizio una discussione sul fatto che quest'ultima possa sconfessarla e non accettarla.
La Commissione europea ha così aperto la procedura di infrazione 2008/4908 contestando nello specifico la normativa regionale del Friuli Venezia Giulia la quale, rifacendosi al Codice della Navigazione e al Decreto Legge 400/1993, prevedeva il diritto di insistenza ed il rinnovo automatico a favore del concessionario uscente.
Secondo la Comissione europea, nell'assegnare le concessioni sia nel caso di nuove aree che nel caso di aree già assegnate, lo Stato Italiano dovrebbe organizzare delle gare pubbliche, trasparenti, imparziali che mettano tutti i richiedenti nelle uguali condizioni, senza in nessuna maniera privilegiare chi è concessionario uscente.
2) LE PROROGHE
Prima le regioni costiere in ordine sparso e successivamente lo Stato italiano sono intervenute, consapevoli dell'impossibilità di organizzare da un momento all'altro le gare ad evidenza pubblica per il rinnovo delle concessioni, hanno deciso di intervenire con una proroga delle concessioni in scadenza, in attesa di dettare le regole per le aste. Si è quindi concessa un rinnovo al 31 dicembre 2015, attraverso il Milleproroghe del 2009. Successivamente è intervenuta la proroga attualmente in essere e in giudizio alla Corte di giustizia europea, al 31 dicembre 2020.
Nel frattempo il Parlamento aveva stabilito di dare mandato al Governo di emanare un decreto che contenesse i criteri delle future aste pubbliche. Come spesso succede in Italia, i termini e le scadenze che la politica si da, cadono nel nulla e non segue nessun atto concreto. Ad oggi, non c'è notizia del decreto in questione.
3) IL GIUDIZIO DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA
Altra situazione tipicamente italiana: la proroga al 2020 non è concordata con la Commissione europea e questo alimenta fin dall'inizio una discussione sul fatto che quest'ultima possa sconfessarla e non accettarla.
Invece, colpo di scena, la messa in discussione della proroga al 2020, che in questi ultimi mesi è diventata formalmente operativa per le decine di migliaia di concessionari italiani, viene dal fronte interno. Nel corso del 2015 il TAR lombardo e poi quello sardo, nel corso di due contenziosi amministrativi, hanno sollevato la questione della compatibilità della proroga al 2020 con la normativa comunitaria, rimandando il giudizio alla Corte di giustizia europea. Quest'ultima ha avviato la procedura. Arriviamo alle notizie degli ultimi giorni: concluso l'iter iniziale l'Avvocatura generale europea, una sorta di "accusa" nel processo, conclude le sue memorie e afferma che la proroga non è compatibile con il diritto comunitario perché sancisce arbitrariamente una estensione temporale della concessione senza confronto tra più richieste.
E quindi, direte voi? Quindi bisogna dire che nella maggior parte dei casi la Corte difficilmente smentisce la posizione dell'Avvocatura generale. Di qui il fondato convincimento di molti che la proroga venga bocciata.
I rumors, in questo caso, riferiscono della volontà del Governo di arrivare alle aste già nel 2018, in caso di bocciatura.
4) LE CONCESSIONI PER IL TURISMO ITALIANO
Il turismo italiano si regge in buona parte sul comparto balneare. Migliaia di chilometri di costa bagnano ben 15 diverse regioni. Dalla costa veneta a quella romagnola, passando per quella pugliese e quella ligure, senza dimenticare le isole hanno in essere migliaia di concessioni, la maggior parte delle quali in capo a famiglie o piccole aziende che ne fanno il proprio lavoro e che spesso con mezzi propri hanno messo in atto considerevoli investimenti, dando lavoro a decine di migliaia di persone, creando indotto e tasse. Oltretutto il turismo balneare fonda il proprio successo anche sulla peculiarità di questa offerta.
Il rischio? Che le concessioni siano appetibili a grossi marchi (Autogrill, ad esempio) che uniformerebbero l'offerta delle spiagge italiane e creerebbero un grosso danno economico e sociale. O ancora peggio che sia terreno per l'infiltrazione di cosche mafiose e il riciclaggio di proventi illegali.
5) LE POSSIBILI SOLUZIONI
Veniamo alla conclusione. Quali possono le possibili soluzioni a questa situazione?
a) Lo Stato italiano non applica la direttiva Bolkestein al comparto balneare, entrando in perenne conflitto con l'Unione Europea e pagandone le conseguenze in termini di sanzioni. È lo scenario ideale ma meno probabile, quasi impossibile.
b) Lo Stato italiano riesce ad ottenere la deroga della Bolkestein per il comparto balneare. Anche qui siamo nel campo del possibile, ma non del probabile. Anche qui sembra difficile che la Commissione europea tratti una deroga dopo che la Bolkestein è già stata accettata, dopo una lunga proroga, da Spagna e Portogallo.
c) Lo Stato italiano tratta con la Commissione europea l'applicazione immediata della Bolkestein per le nuove concessioni, mentre per le concessioni esistentici sarà un ulteriore periodo di proroga per accompagnare i concessionari all'applicazione futura delle gare. Scenario molto probabile, applicato già dalla Spagna.
d) Lo Stato italiano applica tout court le gare, magari già dal 2018.
Resta aperta la partita relativa ai criteri di applicazione delle aste e alla richiesta da parte dei concessionari di far valere, in sede di punteggio, una certa priorità rispetto ai nuovi concorrenti. Inoltre potrebbero esserci il riconoscimento dell'avviamento aziendale in caso di subentro di un nuovo soggetto nella concessione e sicuramente il rimborso degli investimenti non ancora ammortizzati.
Spero di avere portato un po' di chiarezza a chi vuole informarsi sulla questione, senza dare giudizi di merito. Ovviamente io ho la mia opinione, molto chiara, in merito; ma questa è un'altra storia...
Christofer
Christofer

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